Per circa tre mesi, diversi luoghi di spettacolo e arte della capitale saranno lo scenario dei 45 appuntamenti del “Romaeuropa Festival 2009”, giunto alla sua 24° edizione

di Antonella Furci
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Roma, giovedì 10 settembre 2009 – Il Romaeuropa Festival è ormai il più importante festival italiano in cui viene messa in “esposizione” tutta la creatività artistica contemporanea. Acquisita ormai una certa fama, nel 2006 è stato definito dal Wall Street Journal, come uno dei 4 maggiori festival in Europa. Un intrattenimento senza fine con molti spettacoli e mostre di artisti provenienti da paesi di tutto il mondo, che si esibiranno nei maggiori teatri e luoghi d’arte di Roma. Giunto alla 24° edizione, grazie al suo aspetto multidisciplinare e al contempo classico e mutevole, il festival è considerato punto di riferimento di tutto il panorama artistico italiano e internazionale. Il titolo di quest’anno, “Pulsazioni culturali”, coglie, in maniera positiva, il fermento artistico che ci circonda anche se in aperta controtendenza con il momento di crisi e di tagli finanziari che in questo periodo siamo costretti a subire.  Le Pulsazioni Culturali, infatti, registrano, attraverso le opere degli artisti, il battito della creatività del nostro presente che viene visto in modo frammentato e in molteplici sfumature. Con una tale ricchezza di proposte teatrali e musicali, Romaeuropa Festival aprirà la rassegna il 22 settembre con Mansaku-kai Kyogen Company al teatro Palladium, mentre la serata successiva, il 23 settembre, sarà la volta de Il flauto magico secondo l’Orchestra di Piazza Vittorio al teatro Olimpico.

Delle tante varietà di discipline artistiche presenti di certo non può mancare la danza contemporanea. Arte del movimento di un corpo nello spazio, riesce a parlare alla mente e all’animo dell’uomo, usando sia la dimensione narrativa del racconto sia la sua potenza evocativa. Sarà Glass Tooth, di Saburo Teshigawara, considerato uno dei maggiori e prodigiosi coreografi  in Asia, ad aprire la rassegna di danza all’Auditorium Conciliazione il 2 ottobre. E’ una disciplina, quest’ultima, che al festival incontrerà spesso linguaggi differenti come la video-arte, le pratiche performative, la musica contemporanea, le installazioni artistiche. Soprattutto, una danza che racconta i diversi aspetti dell’esistenza, sempre più sensibile nei confronti dei grandi temi del mondo contemporaneo. Una ricerca di nuovi strumenti espressivi e di un nuovo linguaggio del corpo per un soggetto che sempre di più subisce le modificazioni indotte dalle nuove tecnologie e dalla convergenza mediatica. Del continuo transitare tra forme espressive diverse saranno d’esempio dal 3 al 25 ottobre alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna, l’artista visivo Peter Weltz e il grande coreografo americano William Forsythe, che tramite l’installazione coreografica e multimediale reinterpretano l’ultima opera incompiuta di Francis Bacon, Retranslation/ Final Unfinished Portrait.

Di a.furci

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