Il premier, ironizzando sul decreto cui il governo ha deciso di rinunciare, ha affermato nel consiglio dei ministri che sarebbe piuttosto necessario un dl "blocca-calunnie"

di Lilly Amato
lamato@lacittametropolitana.it

Roma, giovedì 14 gennaio 2010 – Non occorrerebbe alcun intervento normativo per applicare la sentenza della Corte Costituzionale dello scorso dicembre 2009. Essa, infatti, consente già la sospensione di alcuni processi, tra cui anche quelli al presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. Nella conferenza stampa di ieri, il Premier, al termine del consiglio dei ministri, ha ribadito invece le ragioni per approvare il disegno di legge sui "tempi certi dei processi", che sarebbe stato impropriamente definito ddl sul "processo breve". "Non c’è nessun decreto. La sentenza della Corte Costituzionale può essere applicata direttamente dai giudici senza alcuna interpretazione da parte di una legge", ha detto Berlusconi.

Il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, ha aggiunto che, per effetto della medesima sentenza, i cittadini hanno il diritto di giovarsi del rito abbreviato nel caso siano stati raggiunti da altre accuse durante il processo, rivolgendosi al giudice e senza bisogno di alcun intervento legislativo. Secondo alcuni membri della maggioranza, il governo stava studiando un decreto che avrebbe sancito un tempo certo di sospensione dei processi per dare alla difesa la possibilità di decidere se ricorrere al rito abbreviato.

Lo staff di Berlusconi probabilmente puntava ad una sospesione di 90 giorni, che, come riferito da alcuni media, avrebbe messo la sordina ai suoi processi per la durata della campagna elettorale per le Regionali, ma questa ipotesi si sarebbe rivelata impraticabile, anche per le perplessità del Quirinale. Silvio Berlusconi, ironizzando sulle affermazioni dei media, ha dichiarato nel consiglio dei ministri che "serve piuttosto un decreto blocca-calunnie". Alfano ha spiegato: "Ci siamo interrogati se la sentenza della Corte costituzionale fosse autoapplicativa o necessitava di un intervento legislativo per colmare un vuoto. La decisione era talmente non scontata che il dl non era all’ordine del giorno. Nelle more della nostra decisione è stata lanciata la notizia del decreto blocca processi". In realtà, dunque, come ha asserito lo stesso Presidente del Consiglio, il nostro processo rimarrà sempre il più lungo in Europa.

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