Roma, sabato 14 gennaio 2012 – “Quando faccio un affare sei pregata di non pagare i debiti…altrimenti l’affare lo fanno gli altri!” dice Don Giovanni, alias Mario Antinolfi, alla moglie. Siamo a Napoli, in un’umile casa degli anni ’40, e tra vajasse che si chiamano da una finestra all’altra, pentolini in rame e peperoncini appesi al muro si consuma il dramma della povertà. Vizi e miserie umane sono posti in chiave umoristica, ma la comicità, al di là del tono leggero da cui trae spunto, è qui un velato invito a riflettere su ingiustizie ed ipocrisia. “Il carcere? Ma ci pensate, io tutto questo per cinque anni non lo vedo più” dice il protagonista della vicenda all’avvocato Manzillo, alludendo alle proprie miserevoli condizioni di vita. Appropriata e caratteristica la scenografia nel saper ricreare con naturalezza la realtà dell’epoca. Una pièce teatrale divertente a base di scoppiettanti colpi di scena. “Vi sta aspettando con le sise da fuori!” dice Erricuccio, alias Filippo Valastro, all’amante di Donna Consuelo, mentre giocherella divertito con una marionetta di pulcinella. Bravo l’intero cast della compagnia teatrale “Attori & Company” per le rispettive maschere buffe ed il ritmo comico in crescendo a base di voci caricaturali ed esilaranti gesti meccanici. Efficace la regia nel donare all’intera vicenda un ritmo a metà tra la farsa e la pochade, strumento qui utilizzato per porre in rilievo in chiave comica gli aspetti più insoliti ed assurdi della società. Per Platone “Senza le cose comiche non si possono neppure apprendere le cose serie, come una cosa non si può apprendere senza il suo contrario”.

 Interpreti: Mario Antinolfi, Filippo Valastro, Lucia Pigliasco, Stefano Lopez, Beppe Farina, Lianna Lipani, Davide Bellofiore, Rossella Visconti, Francesca Muoio, Luca Cardillo, Stefano Paolini. Scenografie: Clara Surro. Musiche: Roberto Antinolfi. Costumi: Lucia Mirabile. Luci: Jacopo Jarach.

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