Prosegue la striscia negativa dei bianconeri battuti dall’Inter a Milano. Passata subito in svantaggio, la squadra di Mourinho, che nel dopo partita ha parole d’affetto per Ciro Ferrara, ribalta il risultato con una grande prova di solidità e sicurezza. Primato per Ferrara che perde anche da “esonerato”

di Thomas L. Corona
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Roma, giovedì 28 gennaio 2010 – Dopo quattro lunghi giorni di passione e di valzer degli allenatori, per Inter-Juventus è ancora Ciro Ferrara a sedersi in panchina. Ma le cose non cambiano e la dirigenza bianconera lo premia, facendogli ottenere il record di primo allenatore esonerato e sconfitto. Poche le scelte in panchina per Ferrara che deve portare alcuni giovani della Primavera, tra cui il nipote di Boniperti, perché mezza squadra continua a stare in infermeria. Forse in questo momento non scotta solo la panchina bianconera, ma anche il campo, siamo infatti alla sesta sconfitta consecutiva, e l’infermieria diventa un posto sicuro, lontano e riparato. La difesa è quella titolare. Il centrocampo quasi, con De Ceglie a sinistra e Candreva a destra. In mezzo la coppia Sissoko Melo. In attacco Diego tra le due linee e Amauri in avanti. L’Inter lascia in panchina il Principe Milito e si schiera con Pandev-Balotelli, alle spalle agisce Sneijder, sempre più leader nella squadra. Eppure le cose sembravano essersi messe bene per la Juve in vantaggio con Diego al 10’ del primo tempo per una svista di Toldo. Ma è un fuoco di paglia, perché in campo la squadra di Ferrara presenta i limiti di sempre. Anche se il ritorno al 4-4-2 le consente più stabilità proprio nella linea mediana.

I neroazzurri da parte loro, dopo un po’ di stordimento, si mettono a fare quello che sanno fare meglio: macinare gioco, e costringono la Juve a ripiegare sempre di più. Nonostante il gol da recuperare la superiorità del carattere e dei singoli è evidente. L’Inter non è mai in affanno o in difficoltà, non si fai mai prendere dall’ansia di concludere, tesse la sua tela di passaggi e di azioni. È lei la padrona del campo. I bianconeri giocano di rimessa, si affacciano timidamente in avanti, ogni tanto accennano ad un contropiede. Ma il gol di Diego sembra disorientare per prima la squadra di Ferrara, che non si aspettava di trovarsi in vantaggio a Milano, in un momento delicatissimo come questo, con un allenatore di fatto esonerato dalla proprietà e conservato per una folle e surreale scelta della dirigenza, trasformato, come il suo predecessore, in un “dead man walking”. E difatti la rete non scuote quella patina psicologica di condannati a morte che gli undici bianconeri si portano cuciti addosso. Remissivi come il loro allenatore di fronte alle telecamere. Il primo tempo si chiude con un clamoroso rigore negato ai nerazzurri, ma l’arbitraggio in generale lascia molto a desiderare. Il pareggio arriva nel secondo tempo. Punizione di Sneijder deviata dalla barriera, intervento in acrobazia di Lucio che riesce a deviare in rete un pallone destinato a uscire sul fondo. È l’ineluttabile che si abbatte sulla Juventus; l’evento atteso che per un mistero quasi divino tardava ad arrivare; è la pioggia gelata sulla schiena dei tifosi bianconeri, la cui assenza oltre a risultare innaturale illudeva e quasi faceva sperare. Difatti, anche dopo questa rete, l’undici bianconero non muta atteggiamento. Il gol di Balotelli, che non esulta quando a pochi minuti dalla fine, solo davanti a Buffon, spinge la palla in rete, è la sentenza che gli juventini stavano aspettando.

Al termine della partita l’analisi di Mourinho è ineccepibile. L’Inter ha sempre avuto il controllo della situazione, non ha mai dimostrato cedimenti, anzi recrimina per alcune decisioni infelici della terna arbitrale. Spende però parole d’affetto per Ferrara, definito un uomo da rispettare, visto come lo stanno trattando tutti. In effetti la società poteva risparmiargli questa incresciosa figura e questo triste primato di essere il primo allenatore esonerato a sedere sulla stessa panchina per mancanza di alternative. È probabile però che Blanc nella sua infinta testardaggine, incapace di ammettere i propri grossolani sbagli, abbia tentato un ulteriore escamotage per provare ad andare avanti con il progetto Ferrara, sperando in un miracolo che, come al solito, non è arrivato. Primo perché Ferrara non è un allenatore, magari lo sarà un giorno, ma adesso non lo è. Secondo perché ad errori si sono aggiunti errori. L’esonero doveva essere consumato prima di Natale, visti gli innegabili risultati deludenti della squadra. E diversamente. Con una scelta netta e veloce, il più indolore possibile, di un sostituto. Adesso invece, forse arriva Zaccheroni, forse Gentile, ma una cosa è certa. per come è stata gestita la vicenda ne vedremo ancora delle belle in casa Juve, fino alla fine del campionato.

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