Si è svolta nel pomeriggio la manifestazione che Emergency ha organizzato in Piazza San Giovanni a Roma per chiedere la liberazione dei tre operatori italiani arrestati domenica scorsa in Afghanistan. Intanto il caso verrà affidato alla procura di Kabul e i tre italiani potrebbero nominare dei legali 

di Antonella Furci
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Roma, sabato 17 aprile 2010 – Si è svolta questo pomeriggio in piazza san Giovanni a Roma la manifestazione che Emergency ha organizzato per chiedere la liberazione dei suoi tre operatori italiani arrestati domenica scorsa a Lashkar Gah in Afghanistan dove prestavano servizio presso l’ospedale di Emergency. Dei tre italiani, Matteo Dell’Aira, Marco Garatti e Matteo Pagani, non si hanno notizie. Sono stati arrestati dai servizi afghani con l’accusa di detenzione di armi nascoste nei magazzini dell’ospedale e di cospirare  per uccidere il governatore della provincia di Helmand e per questo pagati dai talebani pakistani mezzo milione di dollari. Oggi si è dato notizia che il caso verra’ affidato alla procura di Kabul e i tre operatori potrebbero quindi nominare dei legali. Lo ha detto il capo dei servizi di sicurezza afgani, secondo quanto riferito da fonti diplomatiche. A Roma, intanto, si è appena conclusa la manifestazione, che dalle 14e30 di questo pomeriggio ha riempito piazza San Giovanni di migliaia e migliaia di persone giunte a sostenere l’operato di Emergency e riunirsi intorno al suo fondatore Gino Strada e alla figlia Cecilia, presidente dell’associazione. Nessuna bandiera di partito solo tanto bianco, colore della pace, della neutralità, in bandiere, maglie e striscioni. Una mobilitazione che è partita dall’appello sul sito di Emergency e che in pochi giorni ha raccolto oltre 350 mila adesioni. Al centro e in alto al palco un unico striscione a sventolare: “Io sto con Emergency” incorniciato dalle enormi fotografie di Matteo, Marco e Matteo. Durante il suo intervento  Gino Strada   ha parlato di “un atto di profonda inciviltà, usare violenza contro Emergency e il suo personale, contro un ospedale, i pazienti. C’è gente che ha percorso oltre 600 chilometri per raggiungerci a Kabul. Ora l’ospedale è chiuso ma la popolazione ne ha bisogno. Questa è inciviltà totale, profonda”. Note di polemica non sono mancate contro esponenti politici e giornalisti che in questi giorni non hanno di certo espresso parole di gratitudine e appoggio a questa grande associazione che opera solo per il bene dell’umanità ponendosi in prima fila contro ogni forma di violenza e guerra e sempre, sfidando ogni rischio, a sostegno della pace. Strada ha infatti proseguito dicendo che “Emergency ha subìto violenza anche in Italia”. E’ o non è un problema la guerra? Come farla sparire è un problema che dobbiamo porci. Sono stufo di ricevere insulti da chi non si sforza neanche a pensare. Politici e pseudo giornalisti hanno lanciato calunnie, perché pensano che siamo nella parte avversa alla loro, ma noi non siamo da nessuna parte, siamo solo contro l’idea di ammazzare altre persone”. Strada ha poi fatto luce sulle trattative diplomatiche in corso per liberare i tre italiani e ha annunciato che l’inviato speciale del Segretario delle Nazioni Unite per l’Afghanistan, Staffan De Mistura, ha intenzione di collaborare per ottenerne il rilascio. 

Sul palco anche tanti artisti  intervenuti a sostegno di Emergency come l’attrice Lella Costa, il mago delle vignette Vauro, Niccolò Fabi, Daniele Silvestri, Paola Turci  e Fiorella Mannoia che con “Clandestino” ha concluso la manifestazione. Momento toccante  è quello che ha visto la testimonianza dei familiari dei tre ragazzi che hanno voluto leggere, nella commozione, le ultime lettere e email inviate da Matteo, Marco e Matteo. In Afghanistan è in corso una guerra senza esclusione di colpi, dove al centro di tutto ci stanno strategie militari, interessi personali, vendette, odi e cospirazioni. E purtroppo Emergency è caduta nella trappola dell’intrigo di un paese dove gli stranieri sono disprezzati dai talebani e mal visti dagli afghani e dove ogni giorno si seppelliscono morti di una guerra che sembra purtroppo non avere mai fine.

Di a.furci

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