E’ in corso a Ferrara la mostra sul grande pittore “macchiaiolo”, con la quale si indaga l’esperienza dell’artista a contatto con i più illustri impressionisti dell’epoca

di Antonella Furci
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Ferrara,  sabato 26 settembre 2009 – "Prima di darmi ai ritratti facevo quadri di tutti i generi che sparivano facilmente perché avevo molto successo". Così, nel 1924, Giovanni Boldini ricordava in una lettera al fratello Gaetano, i suoi primi anni di attività a Parigi. Dopo 40 anni la sua città natia torna a celebrare il suo genio con una grande mostra, "Giovanni Boldini nella Parigi degli Impressionisti", a Palazzo dei Diamanti fino al 10 gennaio. L’esposizione organizzata da Ferrara Arte e dal Clark Art Institute di Williamstown (Massachusetts), è tutta incentrata sulla prima fase di sperimentazione parigina, quella intercorsa tra il 1871 e il 1886. Durante il suo soggiorno nella Ville Lumière, l’artista si misurava direttamente con mostri sacri come Manet, con il quale condivideva la committenza e la cerchia di amicizie, come testimonia il bellissimo ritratto di "Henri de Rochefort" del 1880, proveniente per l’occasione dal Musée d’Orsay. La mostra è costituita da 90 capolavori provenienti dalle maggiori collezioni pubbliche e private internazionali, opere in alcuni casi mai esposte in Italia, quadri di genere, vedute cittadine, scene dei caffe’- concerto, fino ai famosi ritratti dei protagonisti della bella vita. Profondamente legato alla tradizione artistica del suo paese, maturato alla corte rivoluzionaria dei macchiaioli e, infine, sedotto e contagiato dalla bellezza e dalla vitalità artistica della città francese, Boldini riesce a diventare un pittore dotato di estrema raffinatezza estetica, ritrattista elegante e espressione della mondanità più glamour dell’epoca.

La produzione pittorica di questo artista ha un’importante rilevanza storica-sociale poiché attraversa  alcuni decenni cruciali della cultura europea, quelli dal 1860 al 1930. Si tratta, infatti, di un periodo caratterizzato da scambi intensissimi fra scrittori, musicisti e maestri delle arti visive, spesso partecipi di una vita sociale tra salotti, teatri, corse al trotto e balli. La sua acuta capacità d’osservazione ci ha lasciato inoltre una documentazione formidabile della vita dei suoi protagonisti. Un esempio è il caso del famoso ritratto di Giuseppe Verdi (Galleria Nazionale d’Arte Moderna) che egli stesso donò al musicista in occasione della rappresentazione del Falstaff nel 1893. La fisionomia del musicista ci è consegnata in modo così realistico che nessuna foto del tempo potrebbe comprovare il dettaglio dei suoi occhi azzurri. Dopo il debutto ferrarese la mostra volerà a Williamstown in Massachusetts e sarà la prima esposizione negli Stati Uniti dedicata al grande pittore. 

Di a.furci

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