Il colonnello Sergio De Caprio, as Ultimo, l’ufficiale che, a capo del Crimor, arrestò nel 1993 Salvatore Riina, insorge contro le recenti rivelazioni di Massimo Ciancimino sulla cattura del boss corleonese

di Lilly Amato
lamato@lacittametropolitana.it

Roma, sabato 7 novembre 2009 – "Nell’udienza del 2004, nell’aula bunker di Firenze, Riina Salvatore pubblicamente esortò o meglio intimò l’autorità giudiziaria di sentire Massimo Ciancimino. Da quel momento, secondo la mia esperienza, ma direi oggettivamente, Ciancimino ha assunto un ruolo strategico nell’interesse di Cosa Nostra. Riina ha voluto far capire ai magistrati e ai mafiosi che Ciancimino è un uomo suo e parla nel suo interesse. Evidentemente oggi persone delle istituzioni lo stanno ascoltando e legittimando, uccidendo e calpestando ancora una volta l’esempio dei giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino". Così il capitano Ultimo, colonnello dei carabinieri Sergio De Caprio, commenta le dichiarazioni spontanee rilasciate in aula ieri da Massimo Ciancimino in merito alla cattura di Riina. Ciancimino ha, infatti, affermato che il padre Vito, sindaco di Palermo nel ’70, lo incaricò di fare fotocopia della topografia cittadina, fornitagli dal capitano Giuseppe De Donno del Ros dei Carabinieri.

La copia fu poi consegnata da Ciancimino jr. ad un uomo di collegamento con l’"ing. Lo Verde", nome in codice di Bernardo Provenzano. Il boss lo restituì al mittente debitamente annotato sull’area della borgata Uditore, dove Riina si nascondeva con la famiglia. De Caprio ribatte: "Nessun mafioso, nessuna persona ci ha mai indicato il covo, l’abitazione dove abitava Riina Salvatore ed è stato un peccato perché avremmo risparmiato tempo e soprattutto le pagliacciate di questi anni. La verità che ho ripetuto in ogni sede è che l’arresto di Riina è stato ostacolato dalla Procura di Palermo ed oggi capisco che ha dato fastidio a tutte quelle persone che evidentemente avevano interesse a tenere in libertà Riina Salvatore, gli stessi che hanno isolato ed ucciso professionalmente Giovanni falcone, gli stessi che hanno isolato Paolo Borsellino, poi fisicamente ammazzati dai sicari di Cosa Nostra".

Il capitano Ultimo ribadisce, invece, che l’arresto di Totò Riina "è stato il frutto di un lavoro trasparente e limpido, svolto dai miei carabinieri a Palermo, a cui hanno contribuito le dichiarazioni del collaboratore Balduccio Di Maggio. Per aver compiuto questa grave azione (cioè aver arrestato Riina e Biondino Salvatore) sono stato anche processato e assolto. Basta leggere la sentenza di assoluzione e la documentazione delle udienze per rendersi conto che quell’arresto e tutte le vicende collegate si sono svolte in maniera legittima e trasparente, senza alcun inganno verso la Procura e senza alcuna trattativa. Dunque – conclude De Caprio – chi parla di trattativa e di accordi è solo uno dei tanti vili servi di Riina".

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