Benedetto XVI in Giordania ribadisce la necessità del dialogo fra ebrei e islam. Al suo dodicesimo viaggio internazionale, si proclama "pellegrino di pace nel nome dell’unico Dio che è Padre di tutti"

di Lilly Amato
lamato@lacittametropolitana.it

Amman, sabato 9 maggio 2009 – "Sono venuto in Giordania come pellegrino per portare il dialogo tra Occidente e mondo islamico", queste le prime parole di Benedetto XVI in Terra Santa. Per una settimana nel luogo delle tre religioni monoteiste, il Papa è stato ricevuto ieri dal re Abdullah II e dalla regina Rania. Il Pontefice ha espresso "profondo rispetto per la comunità musulmana", affermando che la libertà di religione "è un fondamentale diritto umano". "E’ mia fervente speranza – ha proseguito – che il rispetto dei diritti inalienabili e della dignità di ogni uomo vada affermandosi sempre di più non solo in Medio Oriente, ma in ogni parte del mondo". Abdullah II ha quindi parlato dell’Amman Message, documento nato in Giordania che contrasta l’estremismo dell’islam ed estende all’intera umanità la missione islamica "per la compassione, la misericordia e la tolleranza". L’Amman Message è motivo d’orgoglio anche per il vescovo cattolico del Paese, mons. Sayegh, che ha accolto il Papa con una bandiera giordana in mano.

Ratzinger ha affermato che "il Regno di Giordania è da tempo in prima linea nel promuovere la pace nel Medio Oriente e nel mondo, incoraggiando il dialogo interreligioso e sostenendo gli sforzi per una giusta soluzione al conflitto israeliano-palestinese, accogliendo i rifugiati dal vicino Iraq e cercando di tenere a freno l’estremismo". E’ proprio in Giordania, come ha ricordato il Papa, che i cristiani praticano liberamente la loro fede e liberamente costruiscono le loro chiese. Benedetto XVI ha poi incontrato i giovani del centro disabili Regina Pacis, proclamando "l’intenzione e la speranza nel pregare per il regalo prezioso dell’unità e della pace: pace per i genitori e i figli, per le comunità, per Gerusalemme, per la Terra Santa, per la regione, per l’intera famiglia umana e perché si riconosca la futilità delle divisioni umane e dei pregiudizi". Al Regina Pacis, i giovani cattolici provenienti dal Libano e dall’Egitto hanno cantato per ore "Benedetto benvenuto" e il Papa si è fermato tra loro. Quest’oggi Benedetto XVI, celebrata la Messa, andrà sul Monte Nebo all’antica basilica del memoriale di Mosè, da cui il profeta vide la Terra Promessa dopo aver traversato il deserto.

Benedirà la prima pietra dell’Università del Patriarcato latino e visiterà la moschea al-hussein bintalal. Domenica, dopo la Santa Messa, è prevista la visita a Betania sul Giordano, dove fu battezzato Gesù, e la benedizione delle prime pietre delle chiese dei latini e dei greco-melkiti. Lunedì il Papa a Gerusalemme incontrerà il presidente Peres, visiterà il Museo dell’Olocausto e aprirà il dialogo interreligioso al Notre Dame of Jerusalem Centre. A seguire nei prossimi giorni la visita al Muro Occidentale, a Betlemme, a Nazaret, l’incontro con il primo ministro israeliano Netanyahu; la visita alla Grotta dell’Annunciazione e al Santo Sepolcro. Il 15 maggio a Tel Aviv si terrà la cerimonia di congedo. Nonostante le difficoltà dei mesi trascorsi e le intimidazioni al Pontefice di annullare questo viaggio, il Vaticano non si è tirato indietro. Ad animare il Papa vi è la speranza che ogni uomo, al di là della propria ideologia, apra il suo cuore alla pace.

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