Dopo le parole di Silvio Berlusconi, che ha definito "farabutti" alcuni giornalisti, il presidente della Rai Garimberti si schiera a difesa del pluralismo dell’azienda e difende il lavoro dei giornalisti. La trasmissione di Vespa, con il 13 % di share, è stata un flop per la sinistra

di Thomas L. Corona
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Roma, mercoledì 15 settembre 2009 – Dopo gli strali del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, che nella puntata di Porta a Porta ha definito “farabutti” i giornalisti di Repubblica e di alcune trasmissioni Rai, interviene il Presidente della Rai Umberto Galimberti. “In tutte le democrazie occidentali le tv pubbliche sovvenzionate dal canone criticano governi, coalizioni, partiti e singoli politici senza che nessuno gridi allo scandalo. Gli uomini pubblici e di governo, che pensano che la Rai debba astenersi dal riportare critiche alla loro parte scambiano il servizio pubblico con le televisioni di Stato che operano in regimi non democratici". Ha detto in risposta alle affermazioni del Premier. Garimberti ha poi solidarizzato con Rai Tre, Ballarò, Report, e con “tutti i lavoratori del servizio pubblico attaccati ieri”. Masi intanto è stato convocato nel CdA di martedì prossimo. Non si placa la polemica tra le file dell’opposizione, che parla di flop dopo la pubblicazione dei dati Auditel sulla trasmissione: solo il 13% di share per il Premier Berlusconi, battuto dalla sua stessa rete ammiraglia, dove era in corso la fiction. Massimo D’Alema definisce la puntata di ieri un “bollettino di regime” e trova che sia già troppo il 13 % di ascoltatori. Mentre per Rosy Bindi la popolarità del premier è ferma al 13%. Nino Rizzo Nerbo, consigliere di amministrazione della Rai parla invece di una perdita di 500.000 euro per la televisione di Stato, a causa dello spostamento di alcune trasmissioni tra cui la prima puntata di Ballarò. La perdita sarebbe dovuta alla disdetta dei contratti pubblicitari.

Ma ad attirare l’attenzione di media e politica sono soprattutto le parole di Gianni Letta, che in mattinata, durante la presentazione del libro di Andrea Tornielli su Paolo VI, ha ripreso il pensiero del giornalista Giorgio Montini, padre di Papa Paolo VI, che “concepiva la stampa come una splendida missione a servizio della verità, della democrazia, del progresso e del bene pubblico, parole sulle quali noi giornalisti di oggi dovremmo meditare amaramente e con un approfondito esame di coscienza". Un intervento che distoglie l’attenzione dal caso Rai e per questo subito ripreso dalla maggioranza. Per Gasparri sono parole “sagge e importanti”. Il vice presidente della Commissione di Vigilanza Rai parla di “parole equilibrate”. Castelli, vice ministro delle Infrastrutture, condivide l’appello di Letta: “Si è perso l’orgoglio di dare la notizia per sposare l’orgoglio di fare lotta politica”, rafforzando in questa maniera la posizione di Silvio Berlusconi. Per Antonio Polito, direttore del Riformista, “forse Gianni Letta si riferiva a Feltri”. Mentre Marco Travaglio a commentato: "Letta usa quei toni lì perchè e più’ pericoloso di Berlusconi. Quanto a Berlusconi posso solo dire che di farabutti si intende”. Sircana invece, senatore PD e ex portavoce del Governo Prodi, è “molto preoccupato per la deriva che ha preso il dibattito politico, il modo di fare informazione e il modo in cui la politica reagisce a ciò che l’informazione fa. Qualsiasi parola di richiamo alla pacificazione è benvenuto, purché voglia significare – conclude il senatore – un ritorno a svolgere pienamente e in totale libertà il proprio ruolo".

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