Nella tradizionale sfida che chiude il precampionato delle due formazioni, Leonardo e Ferrara schierano due squadre incomplete e ancora indietro rispetto all’Inter. Dieci a otto le vittorie per il Milan

di Thomas L. Corona
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Milano, domenica 16 agosto 2009 – «Ronaldinho ha 29 anni, deve venire qui ad allenarsi. Se sta bene, fa la differenza. Non lo seguiamo con i carabinieri». Così si è espresso il neo allenatore del Milan Leonardo alla vigilia del Trofeo Berlusconi, rispondendo in conferenza stampa alle domande sul campione rossonero, in ombra nelle amichevoli estive. La gara, in programma il 17 agosto a San Siro, vede per tradizione opporsi Milan e Juve e chiude il precampionato delle due squadre, segnando una grande distanza dagli anni novanta e dai primi anni duemila, quando chi perdeva era data favorita per lo Scudetto. Per una sorta di scaramanzia. Oggi invece, come negli ultimi tre Campionati, la superfavorita è l’Inter, che pur avendo perso un campionissimo come Ibrahimovic si presenta ai nastri di partenza più compatta e con un attacco micidiale. La coppia Eto’o – Milito, supportata da Balotelli, potrebbe essere devastante per ogni difesa.

La reazione del tecnico rossonero alle domande dei giornalisti tradisce in parte la tensione, che circonda la squadra milanista, già al centro di contestazioni e polemiche prima ancora che il Campionato inizi. Del resto la partita di Milano non fornirà grandi indicazioni da una parte e dall’altra. Il Milan non ha ancora un gioco definito e i nuovi innesti non sembrano essere all’altezza delle aspettative. Huntelaar, l’ultimo acquisto in ordine di tempo, arrivato per calmare il crescente nervosismo dei tifosi, va rodato e messo alla prova nel campionato italiano. E la sfida di lunedì non sarà un test attendibile, ma una semplice vetrina promozionale. Però forse non era di una punta che la società di Milanello aveva bisogno. O per lo meno di una punta così e così. La scelta vera era Luis Fabiano, uno che accarezza la palla e sa giocare sulla linea del fuorigioco, invece è arrivato l’ennesimo scarto della Liga spagnola. Forse era meglio puntare su di un forte centrale avanzato, uno Xabi Alonso capace di coprire e impostare, da affiancare a Gattuso e Ambrosini. Oppure rivolgersi al Campionato italiano e prendere un D’Agostino o un Aquilani.

La Vecchia Signora inizia il nuovo torneo così come aveva finito il vecchio: con un’infermeria piena di giocatori; segno che qualcosa non va nello staff medico. Sintomatico il caso di Diego, il gioiellino prelevato dal Werder Brema per 24 milioni, che finora non si è mai visto. Il problema sembra essere una crescita minore del quadricipite destro, che lo ha costretto a forzare la preparazione, procurandosi una serie di affaticamenti muscolari. Non si capisce però quale sia il problema, visto che nel Werder giocava con continuità, segnava e faceva segnare. Sembra di essere di fronte ad un nuovo caso Cissoko, il difensore laterale rifiutato dal Milan per una presunta malformazione mascellare, ossia ad un caso che non c’è. Stando così le cose il Trofeo Berlusconi non sarà indicativo di niente, ma vedrà di fronte due squadre incomplete. Con l’unica differenza che il Milan lo è perché più che costruito è stato assemblato con i pezzi rimasti, mentre la Juve lo è perché non ha a disposizione l’intera rosa (oltre a Diego mancano Sissoko, Del Piero, Marchisio e il solito Camoranesi).

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