In attesa di sapere l’esito del ricorso d’urgenza depositato dalla società bianconera, la giustizia sportiva ferma per due giornate il giocatore serbo, reo di aver simulato il contatto da rigore in area. Una brutta tegola per Delneri, che privo di Iaquinta e Amauri domenica sera affronterà in casa il Milan

di Massimiliano Bianconcini
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Roma, giovedì 28 ottobre 2010 – Il giudice sportivo ha deciso di sospendere per due giornate lo juventino Milos Krasic, dopo il rigore fantasma accordato per un presunto fallo in area del difensore Portanova sull’ala serba nel match di domenica scorsa. La decisione, in sintonia con altre prese in passato, era nell’aria. Già senza bisogno di moviola era chiaro che se contatto c’era stato era molto dubbio. L’arbitro però, nonostante le proteste dei giocatori rossoblu e del pubblico dello stadio Dallara, aveva optato per il penalty, poi calciato male da Iaquinta. Krasic salterà così l’importante gara in casa contro il Milan, uno scontro diretto per le posizioni di testa, e la successiva contro il Cesena. Questa tegola si va ad aggiungere ai problemi dell’attacco bianconero, che con due infortunati di lusso come Amauri e Iaquinta, e il serbo bloccato dalla giustizia sportiva, in avanti potrà contare su Del Piero e Quagliarella (autori di solo 4 gol sui 16 finora realizzati dalla Juve). Il rientro dell’uruguaiano Martinez, utile sia sulla fascia che come seconda punta, a questo punto può essere determinante, visti i delicati equilibri dell’attacco. Anche in previsione Europa League, dato che Quagliarella non può essere schierato. Nessuno sconto di pena dunque per la simulazione del serbo, anche se c’è da dire che la dirigenza juventina ha fatto immediato ricorso contro la sentenza e attende di sapere la risposta giovedì (oggi, n.d.r.) alle 12. La stessa dirigenza era subito scesa in campo in difesa del suo giocatore, consapevole che la prova tv avrebbe messo a nudo la scorrettezza sul campo. Di “violenza mediatica” nei confronti di Krasic si è anche spinto a parlare il Presidente Andrea Agnelli, riferendosi ai commenti del dopogara. Mentre Delneri e Marotta avevano evidenziato il carattere schietto del giocatore, poco incline a comportamenti antisportivi.

Di nuovo c’è da sottolineare soprattutto il carattere aggressivo dell’attuale corso bianconero. Presidente e dirigenti sembrano aver dismesso l’abito passivo delle ultime stagioni e aver intrapreso una politica più spigliata, fatta di repliche anche dure e immediate. Insomma con l’arrivo di un Agnelli sullo scranno della Presidenza, l’antico blasone di casa Juve torna ad avere un peso e un prestigio da difendere. Di conseguenza emerge sempre più un carattere poco incline alla remissione. Un atteggiamento che riavvicina la società ai tifosi, torinesi e di mezza Italia, stanchi di anni (quattro per l’esattezza) cupi, anche e forse più, sul piano della personalità che dei risultati. È di oggi poi la dichiarazione di Andrea Agnelli, rilasciata nel corso della sua prima assemblea con gli azionisti, di voler chiedere la riassegnazione dei titoli tolti per lo scandalo Calciopoli. Un’aspirazione legittima, che il popolo bianconero, in anni di assoluta carestia di vittorie, spera di ottenere e di cui il Presidente Agnelli si fa interprete, aumentando il proprio prestigio tra i tifosi e la posizione di forza nell’assemblea degli azionisti, di fatto imponendo loro il nuovo corso. Meno appropriate, forse dettate dall’eccitazione del momento, e di sicuro destinate ad aumentare nuove polemiche e vecchie antipatie di ritorno, le parole di apprezzamento su Moggi e il suo operato alla Juve. Anche se Agnelli si è affrettato a escludere una possibile futura collaborazione con l’ex dg.

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