Murdoch, il magnate australiano proprietario della tv a pagamento ha deciso: dal 2009 la superbike italiana in diretta

di Alessandro Volpi
redazione@lacittametropolitana.it

Roma, martedì 2 dicembre 2008 – In occasione dell’EICMA (Esposizione Internazionale del Ciclo e del Motociclo), svoltasi nelle scorse settimane a Milano, è stato presentato il programma per la stagione 2009 del CIV (Campionato Italiano Velocità), il torneo più prestigioso per ciò che riguarda il motociclismo su pista di casa nostra. La novità, oltre quella dell’introduzione di un’ulteriore categoria, la superstock 600 che andrà ad impreziosire un panorama già piuttosto ricco, è la conferma della voce che già da qualche tempo circolava lungo i paddock: Sky, la TV a pagamento, seguirà le sei gare in programma, che saranno trasmesse in diretta, senza tagli, sul canale 237. L’interesse di Murdoch, numero uno del network, sembra giungere a suggello della bontà di questo prodotto, tra i più “genuini” dello sport italiano. E chissà che non porti una sana boccata d’ossigeno per le tasche dei partecipanti, centinaia di ragazzi tra piloti, tecnici, manager, tutti “spinti” dalla stessa irriducibile passione.

La Città Metropolitana ha incontrato Marco Bagalino e Andrea Fioravanti, rispettivamente responsabile tecnico e team manager del Bagalino Racing Team, squadra protagonista della passata stagione e già pronta a scendere in pista per l’anno 2009. Marco e Andrea, sono loro la forza di questa squadra, ne sono il nome e l’anima, finanza e tecnica, impegnati ogni giorno nel loro quartier generale, la piccola ma industriosa officina sulle rive della Via Tiburtina, punto di riferimento di tutti i motociclisti di zona e non solo. E l’amore per le due ruote traspare in ogni parola quando spiegano la struttura del team, sogni e speranze per l’anno venturo. Parlano dei loro piloti: Valerio, Andrea e Simone, nomi comuni di ragazzi speciali. Fino a quando la conversazione tocca il più delicato dei tasti: i soldi. Andrea tiene a fatica un sorriso, allargando le braccia e mostrandomi i palmi delle mani, vuoti, come i conti. «Di guadagno non ce n’è – aggiunge Marco -. Fosse stato per i soldi avremmo smesso il giorno dopo aver cominciato».

Come riuscite a sostenere le spese, tra iscrizione, manutenzione e stipendi dei piloti?
«E’ difficile. I piloti non vengono pagati. Anzi, sono loro a dover trovare i soldi per correre. Cercano uno sponsor, un finanziatore, qualcuno che si faccia carico di tutte le spese».

Quale cifra occorre per poter disputare un campionato?
«Per i trofei minori siamo attorno ai 30.000 euro a pilota, ma il prezzo sale rapidamente al crescere della categoria».

Per quanto riguarda gli uomini del team, invece, chi li paga?
«Vale lo stesso discorso, si cerca uno sponsor ed è da lì che si tira fuori tutto il necessario».

E’ possibile allora che la somma portata in dote da un pilota diventi una discriminante per la sua scelta?
«E’ brutto dirlo ma è così. Ho visto spesso piloti talentuosi doversi accomodare per far spazio a chi poteva permettersi “un aiuto” maggiore».

Alla fine dell’anno allora, tra uscite ed entrate, mettiamo un bel pareggio…
«Assolutamente, ma lo sarebbe comunque».

In che senso?
«Questa attività non ha fini di lucro, non può averne, anche a livello legale. I soldi degli sponsor vengono impiegati per lo sviluppo e la manutenzione del mezzo. Tutti, fino all’ultimo centesimo. Noi non possiamo metterci in tasca un solo euro, ma ripeto, il problema non si pone giacché a fine anno di euro non ce ne sono più. Questa è la filosofia e la regola».

Ma allora perché lo fate?
«Questi tornei hanno un unico scopo promozionale, quello di fare sport. Nient’altro».
Insomma, mesi e mesi di lavoro, migliaia di chilometri percorsi su e giù per l’Italia, giorni passati lontano da casa, dalla famiglia. E ogni domenica mettere la propria vita nelle mani di un destino con la faccia da clown. Gratis. Tutto completamente gratis! Nel nome della passione…

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