Roma, mercoledì 13 agosto 2008 – Non c’è sport senza rispetto dei diritti umani. Lo afferma il coordinamento nazionale dei giornalisti del Gruppo di Fiesole, associazione di opinione degli operatori dei media che da vent’anni si batte per la qualità dell’informazione, a proposito della situazione dei diritti umani in Cina, dove si stanno svolgendo le Olimpiadi.

“L’informazione italiana – sostiene il Gruppo di Fiesole in un comunicato – continui a prestare attenzione alle pesanti violazioni dei diritti umani in Cina”. I giornalisti del Gruppo, che prende il nome dalla cittadina toscana nella quale sono soliti riunirsi due volte l’anno, mettono l’accento sulla censura dell’informazione e sulle violazioni registrate nel Paese asiatico alla vigilia dell’apertura dei Giochi olimpici: “Si susseguono le denuncie di Amnesty International, Human Rights Watch, Reporter sans Frontieres. Le Olimpiadi anziché ‘aprire’ la Cina alla comunità internazionale hanno l’effetto opposto: inducono le autorità a rafforzare la repressione e la censura. Scandaloso è l’accordo tra il Cio [Comitato olimpico internazionale, ndr] e Pechino per censurare l’informazione su Internet. I colleghi che seguiranno le Olimpiadi in Cina saranno non solo limitati nei movimenti – non potranno cioè documentare altro che la competizione sportiva – ma anche “bendati” dalla censura sul web. Tutto questo non può passare nel silenzio e non può essere subito passivamente in nome dell’esclusivo interesse economico”.

“Il Gruppo di Fiesole – prosegue il comunicato – esprime solidarietà ai colleghi che in Cina lavoreranno con tali inaccettabili limitazioni e chiede al sindacato dei giornalisti di fare giungere una dura protesta nei confronti delle autorità di Pechino, del Cio e delle istituzioni italiane. Il Gruppo di Fiesole auspica che i colleghi inviati e  quelli impegnati nelle redazioni, facciano ogni sforzo per utilizzare il racconto delle Olimpiadi  come occasione per informare anche sulla realtà nascosta del Paese che le ospita. Una domanda, infine, ai vertici della Rai: quali spazi di informazione – anche in prime time – quali programmi sono stati predisposti per raccontare, ad esempio, la Cina dei campi di lavoro forzato, della repressione dei monaci in Tibet, delle esecuzioni capitali, dei giornalisti e dei preti arrestati?”.

 

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Di Massimo Marciano

Fondatore e direttore di La Città Metropolitana. Giornalista professionista, youtuber, presidente e docente dell'Università Popolare dei Castelli Romani (Ente accreditato per la formazione professionale continua dei giornalisti), eletto più volte negli anni per rappresentare i colleghi in sindacato, Ordine e Istituto di previdenza dei giornalisti. Romano di nascita (nel 1963), ciociaro di origine, residente da sempre nei Castelli Romani, appassionato viaggiatore per città, borghi, colline, laghi, monti e mari d'Italia, attento osservatore del mondo (e, quando tempo e soldi lo permettono, anche turista). La passione per la scrittura è nata con i temi in classe al liceo e non riesce a distrarmi da questo mondo neanche una donna, tranne mia figlia.

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