Impeccabile nella forma e con un cast importante, il regista inglese, autore delle Relazioni Pericolose, torna al film in costume senza esaltare gli spettatori italiani. Buona ma non strepitosa la prova di Michelle Pfeiffer

di Dorothy Mancini
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Roma, sabato 12 settembre 2009 – In questi giorni è uscito nelle sale italiane Chèri, ultimo lavoro del regista inglese Stephen Frears, frutto di una coproduzione anglo/tedesca, interpretato da Michelle Pfeiffer, Kathy Bates e Rupert Friend. Il film è tratto dall’omonimo romanzo della scrittrice francese Colette e sceneggiato dal Premio Oscar Christopher Hampton, con cui il regista lavorò nel lontano 1988 al film Le relazioni pericolose, che segnò il suo esordio a Hollywood e gli valse tre premi Oscar. Lea è una splendida e ricca cortigiana di Parigi. Oramai alla fine della sua lunga carriera, che l’ha portata ad avere come amanti uomini ricchi e potenti, decide di aiutare Madame Peloux, sua ex collega anch’essa ricca e “in pensione”, preoccupata per la vita dissoluta condotta da suo figlio. Il giovane diciannovenne, soprannominato Chéri da Lea stessa sin da piccolo, è annoiato e chiuso, e non desidera certo i consigli di lei come surrogato di una madre che non si è mai occupata di lui, ma la preferisce come amante. Stephen Frears realizza di nuovo una trasposizione di un romanzo in costume, ma al contrario delle Relazioni pericolose il film risulta per buona parte noioso, lento, almeno fino al primo colpo di scena, quando Lea (Michelle Pfeiffer) scopre che Chéri (Rupert Friend) si sta per sposare. e privo di un vero approfondimento su quello che dovrebbe essere il fulcro della storia, la relazione d’amore tra una donna non più giovanissima e un ragazzo di diciannove anni (come invece pubblicizzato nel trailer!).

Tra gli interpreti merita un occhio di riguardo Madame Peloux (Kathy Bates), perché il suo personaggio risulta esser il più credibile e il più divertente di tutti. I suoi duetti con Lea sono probabilmente i momenti più interessanti di tutto il film, e malgrado Lea sia interpretata da un’incantevole Michelle Pfeiffer, che vanta una lunga carriera, fatta anche di grandi interpretazioni (come nel ruolo della cantante Susie Diamond ne I favolosi Baker di Steven Kloves), Kathy Bates nella parte di Madame Peloux riesce ad attirare l’attenzione su di sé e a dare un certo stacco a tutto il resto del cast pur non essendo la protagonista (ma questo è tipico della Bates, che sin dal suo primo ruolo importante nel film Jymmy Dean, Jimmy Dean di Robert Altman (1982) si è impegnata in ruoli da protagonista o secondari, ma sempre dando un’interpretazione che le facesse onore, come quella eccezionale in Misery non deve morire di Rob Reiner (1990) che le fece vincere un premio Oscar come migliore attrice Protagonista. Il film di Frears è didatticamente impeccabile (ne è un esempio la carrellata in giardino mentre Madame Peloux parla a Lea di suo figlio), presentato in concorso al Festival di Berlino 2009. Un prodotto dell‘industria cinematografica ben costruito e ben pubblicizzato, con un incasso totale USA di 2.684.000 $ (nel primo weekend di programmazione in Italia l’incasso è stato di 163.000 €). Un inno alla bellezza di Michelle Pfeiffer (ne sono un esempio i tanti primi piani, in particolare nel finale dove guarda dritta nell’obiettivo) ma che non aggiunge nulla alla sua più che ammirevole carriera. Certo è che lei, a differenza di molte sue colleghe, può permettersi anche questo!

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