Roma, venerdì 3 giugno 2011 – In occasione del Maggio Fest 2011 Riccardo Ricci è andato in scena a Teramo con la compagnia Tre Polveri Sottili nella pièce teatrale “Le Ombre”, che ha registrato il tutto esaurito. Giovane attore promettente, Riccardo Ricci si è diplomato nel 2005 all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio D’Amico di Roma. Dopo varie interpretazioni teatrali a fianco di Lorenzo Salveti, direttore dell’Accademia, e poi sotto la direzione artistica di Gigi Proietti e con la compagnia di Michele Placido, è approdato alla tv e al cinema, partecipando ad alcune fiction Rai e Mediaset e al recente film “Vallanzasca, gli angeli del male”.

Ma andiamo per ordine. Perché hai deciso di fare l’attore? Per necessità. Fare questo lavoro significa sviluppare uno sguardo nuovo su te stesso e sul mondo che ti circonda , capire cosa non sei, cosa potresti essere e cosa ti appartiene. Quindi diciamo che non scegli, vieni scelto.

Quali libri, film o spettacoli ti hanno influenzato maggiormente? Libri: “Lo spazio vuoto” di Peter Brook, ”Soffocare” di Chuck Palahniuk, “Oceano mare” di Baricco. Film: “American History X”, “Fight Club”, “La setta dei poeti maledetti”, “E morì con un felafel in mano”. Spettacoli teatrali: “Romeo e Giulietta” di Scaparro.

Sei anche autore di spettacoli teatrali. Vuoi parlare in breve delle opere che hai scritto? “Sogni 00” è stato il mio esordio. E’ un testo che ha voglia di essere moderno, che gioca con il vuoto di prospettive di questa generazione, che urla, si agita, fa ridere.“Le Ombre” è decisamente più maturo e sta ottenendo un buon successo. La storia si svolge all’interno di un’agenzia interinale; protagonista una neolaureata in lettere, sullo sfondo due iene manageriali. Le ombre, quelle vere, sono molto più presenti di quanto sembra infatti sorridono, vestono bene, hanno modi suadenti e professionali, promettono futuro e serenità…ma sono quello che sono.

Quale è lo spettacolo in cui hai lavorato che ti appassionato maggiormente? Un saggio d’accademia con la regia di Mario Ferrero: Amleto. Potrà sembrare banale, ma quel personaggio rappresenta per me la chiave della modernità. Odio il classico ma non posso fare a meno di ammettere quanto Shakespeare sia ancora attuale.

Sei uscito come miglior studente dalla Silvio D’Amico, questo ti ha favorito nel trovare lavoro? Posso dire che arrivare ad un casting col titolo d’Accademia  è molto meglio che arrivarci senza nulla. Purtroppo non è fondamentale anzi a volte è nocivo. Mi è capitato di essere snobbato, scartato perché classico e accademico. Ma questo fa parte dei giochi.

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