Viterbo, giovedì 22 dicembre 2011 – Si chiama Bi-test, o test combinato, il progetto ambulatoriale di screening prenatale che l’Unità operativa Ginecologia e ostetricia dell’ospedale di Belcolle, a Viterbo, diretta da Giorgio Nicolanti, ha recentemente attivato per la popolazione di donne gravide con l’obiettivo di valutare il rischio di sindrome di Down, allo scopo di identificare precocemente le condizioni che deviano il decorso fisiologico della gravidanza verso una patologia, o una situazione di rischio fetale.

Il Bi-test è un esame moderno ed efficace che mira a identificare l’eventualità di una sindrome cromosomica. È uno strumento che si affianca alla più conosciuta tecnica dell’amniocentesi, la quale permette di identificare una patologia cromosomica fetale nelle gravidanze a maggior rischio, come ad esempio in donne con età maggiore di 35 anni.

«Tutti noi, però – spiega Giorgio Nicolanti -, sappiamo quanta ansia genera il timore di una cromosomopatia in tutte le coppie. La maggior parte dei neonati è sana, ma circa un bambino su mille nasce con seri handicap mentali o fisici. L’unica maniera per escludere con certezza che il feto possa essere affetto da tale patologia è quella di eseguire una diagnosi invasiva: un’amniocentesi o una villocentesi. Ma il problema è che entrambi sono dei test invasivi e che, nello 0,5-l % dei casi, possono provocare un aborto anche se il feto è completamente normale. Pertanto la decisione di eseguire un test invasivo o meno, dovrebbe essere presa sulla base di una verifica non invasiva della probabilità che il feto sia affetto da Sindrome di Down. E il modo più accurato di valutare questo rischio è dato dalla combinazioni di fattori quali, l’età materna, la misurazione della translucenza nucale durante l’ecografia a 11-14 settimane, le informazioni ottenute dai livelli di ormoni correlati alla gravidanza nel sangue materno».

Al termine di questo esame combinato sarà fornita la stima della probabilità che il feto possa essere affetto da Sindrome di Down. «Ciò permette – aggiunge Nicolanti – di identificare in modo non invasivo quelle coppie soggette ad aumentato rischio e che appartengono, quindi, ad una categoria con il diritto di eseguire un’amniocentesi precoce».

Le pazienti, reclutate presso le strutture del territorio, hanno accesso all’ambulatorio dove procedono allo screening tramite l’esecuzione di un’ecografia e un prelievo di sangue materno.

La prenotazione del test avviene telefonando direttamente presso Complesso ospedaliero di Belcolle, stanza 15, piano -1.

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