Roma, martedì 31 gennaio 2012 – Fino al 29 gennaio è andato in scena  in scena al Teatro Quirino di Roma la commedia di Woody Allen, “La lampadina Galleggiante”, per la regia di Armando Pugliese. Scritta da Allen nel 1981, “The floating Light Bulb” (questo il titolo originale), è la storia di una stravagante famiglia ebrea che sullo sfondo di una Brooklyn degradata dal secondo dopoguerra, si trova in piena crisi economica ed esistenziale. Come rivela il regista durante la conferenza stampa: questo è un testo che non è stato scritto per far ridere, ma attraverso l’ironia tipica dell’autore, si sviluppa una storia abbastanza triste e abbastanza squallida, che si incentra sulla figura di una donna e dei fallimenti dei molti personaggi che le ruotano attorno. Pugliese, grazie all’amico e produttore dello spettacolo Orazio Torrisi, dopo dieci anni di preparazione e tentativi, è riuscito a portare in scena un’opera di Allen mai rappresentata prima in Italia.

Fino a poche settimane fa, prima del debutto, la compagnia ha attraversato un profondo momento di crisi. L’attrice principale, Giuliana De Sio, si è ammalata improvvisamente creando problemi alla messa in scena dello spettacolo e sostituita all’ultimo dall’attrice Mariangela D’abbraccio. Durante la conferenza stampa Pugliese, Torrisi e la D’Abbraccio stessa hanno sottolineato il dispiacere per la malattia della De Sio e il disguido nato tra lei e il Torrisi. Ma “The show must go on” e in tempi di crisi come questo, specie per il teatro, produzione e compagnia devono andare avanti. Con una scenografia fedele alla rappresentazione che fece Allen al Vivian Beaumunt Theater di New York il 27 aprile del 1981, l’atmosfera scenica è un mix di sapori hopperiani e colori eduardiani. “Allen è cosi bravo a descrivere la summa finale dei protagonisti”  conclude Pugliese, “da farli elevare ad uno stato poetico che identifica in questa lampadina che, sin dall’inizio dello spettacolo, fluttua nell’aria, esattamente come gli stati di tutti i personaggi che noi incontriamo in questa piéce”. Una scommessa per il regista napoletano che mette in scena un’opera particolare dai tratti umoristici, spesso drammatici, dove tutti i protagonisti sono al contempo vittime e carnefici. Un’occasione per vedere un autore solitamente cinematografico, cimentarsi nel ritmo surreale del teatro e delle sue regole sceniche.

di Poema Seris Leo

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