La quarta edizione del Festival Internazionale di Villa Adriana, rassegna di danza, musica e teatro all’insegna delle diversità culturali e artistich, si è aperta con la danza di Akram Kahn 

di Antonella Furci
Roma, lunedì 21 giugno 2010 – Fino al 18 luglio la splendida cornice di Villa Adriana ospiterà il  Festival Internazionale di Villa Adriana. Alla sua quarta edizione, il festival  è promosso dalla Regione Lazio e prodotto dalla Fondazione Musica per Roma in collaborazione con MIBAC – Direzione Regionale Beni Culturali e Paesaggistici del Lazio e con il Comune di Tivoli. Come le edizioni precedenti, anche quest’anno il grande palcoscenico all’aperto è allestito nell’area delle Grandi Terme della villa dimora dell’imperatore  Adriano, uno dei più grandi siti archeologici a cielo aperto del mondo, situata sulle colline di Tivoli, a pochi chilometri da Roma e riconosciuto dall’Unesco come Patrimonio dell’Umanità. Qui sarà possibile attraverso le performance di danza, musica e teatro, che caratterizzano il festival, osservare l’incrocio di culture e stili diversi che costituiscono i lavori dei grandi artisti provenienti da diverse parti del mondo. Il programma offre, infatti, panoramiche inedite sulle novità più raffinate della scena internazionale. Da Taiwan a Londra, da Parigi a Tel Aviv, da Roma a Bruxelles, il festival rappresenta un giro del mondo in 14 tappe. Infatti sarà possibile assistere ai lavori e ai talenti delle più svariate espressioni artistiche come quelle di Akram Khan e Sidi Larbi Cherkaoui, del Cloud Gate Dance Theatre of Taiwan e della Vertigo Dance Company; di Elvis Costello, dell’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia e di Enrico Rava con la PMJL – Parco della Musica Jazz Lab;  per il teatro “cuntista” di Mimmo Cuticchio e quello “circense” di Aurélia Thiérrée.

A dare inizio al festival è stato il coreografico e danzatore Akram Khan. Nato a Londra da una famiglia Bangladeshiana, figura di spicco nel panorama della danza contemporanea, presenterà il suo nuovo spettacolo, "Gnosis". In quest’opera le radici della danza classica si combinano con quelle della danza contemporanea. Lo spettacolo inizia con una rivisitazione di motivi classici di due opere precedenti, “Polaroid Feet” e “Tarana”. Lo spettatore lo segue lungo un percorso di trasformazione, che culmina in un finale sconvolgente. Nella sua opera Akram Khan porta avanti l’idea della “conoscenza interiore”, che per lui è un’esplorazione delle lotte interiori ed esteriori tra la natura umana e quella divina. Attingendo da fonti sia antiche sia moderne, “Gnosis” si ispira anche all’epico Mahabharata indù, in particolare alla storia di Gandhari, la moglie del re cieco che si benda a vita per condividere il suo viaggio. In questo suo lavoro il coreografo indaga il concetto di conoscenza interiore, cioè della capacità di vedere l’oscurità pur essendo ciechi davanti alla luce. La coreografia di Khan è realizzata in collaborazione con i famosi maestri di Kathak Sri Pratap Pawar e Gauri Sharma Tripathi. Ad accompagnare sul palco l’artista un complesso di musicisti eccezionali provenienti dall’India, dal Regno Unito, dal Pakistan e dal Giappone, tra cui la celebre percussionista Yoshie Sunahata del gruppo giapponese Kodo. 

Nelle sere a seguire, invece, sarà possibile assistere ad altri due capolavori della danza contemporanea: il primo arriva dall’Oriente ed è del coreografo cinese Lin Hwai-min che, con la compagnia del  “Cloud Gate Dance Theatre of Taiwan”, presenta per la prima volta in Italia “Songs of the Wanderers”; il secondo è della coreografa israeliana Noa Wertheim che insieme con  La Vertigo Dance Company porta in scena “Mana. Vessel of Light”. 

Di a.furci

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