La versione del capolavoro di Tennesse Williams, portato in scena con magistrale bravura da Lina Felice, non tradisce la sua forte carica simbolica. Una potente e umanissima vicenda di solitudine e abbandono, riscattata dall’amore per la libertà 

di Luisa Deiola
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Roma, martedì 26 gennaio 2010 –  Al piccolo Teatro Campo d’Arte di Roma dal 13 al 17 gennaio è andato in scena, per la regia di Viviana Di Bert, “Lo zoo di vetro” opera del 1944 del grande drammaturgo americano Thomas Lanier Williams. Ambientata negli anni ’30, la storia descrive le vicende della famiglia Wingfield di Saint Louis. Una famiglia straziata dall’abbandono di un padre che, agli obblighi familiari, ha preferito le donne e la fuga. È il figlio Tom Wingfield, interpretato da un bravo Piero Sarpa, ad aprire  lo spettacolo esprimendo tutto il disagio e l’alienazione di una vita passata a rincorrere sogni e a tentare di pagare l’affitto di casa con uno snervante lavoro al magazzino. La sua vita è segnata da una costante infelicità, dovuta alla mancanza di aspettative e dalla presenza di una madre possessiva e morbosamente attaccata ad un passato in cui era giovane e bella. La madre Amanda, portata in scena da una convincente Lina Felice, si muove nel palco con modi morbidi ed è incapace di stare in silenzio: ogni battuta è un riferimento alla sua gloriosa giovinezza e insieme un rimprovero ai figli per il modo di stare seduti a tavola o in cui si deve mangiare. I suoi atteggiamenti sono insieme sintomo del culto per le buone maniere e al contempo disperata necessità materna di tenere sotto controllo i due figli che deve educare da sola.

L’altra figlia Laura (Brunilde Maffucci) è una ragazza zoppa e quasi autistica che ha trovato il modo di esternarsi dal grigiore domestico e dalla sua asocialità immergendosi in un mondo di statuette di vetro, che osserva e cura in modo maniacale. “Loro mi rubano un sacco di tempo”, la sua principale attività è quella di scrutare negli esseri di vetro una perfezione ed una tranquillità che in ciò che le sta intorno non esiste. La finzione in cui vive la porta a coltivare l’ amore platonico per un ragazzo del liceo, che sarà invitato a cena per volontà di Amanda, che vuole che la figlia si sposi. Amanda stessa finge di non vedere il disagio psicologico della ragazza: per lei pensa ad una vita normale affiancata da un buon marito che Laura non potrà mai avere. Jim O’Connor (Andrea Baglio) si presenta a cena e scombussola l’universo di vetro di Laura: la bacia ma poi confessa di essere già fidanzato. Laura sorride e gli regala il suo unicorno di vetro, spaccando così il suo universo fittizio di speranze e amori irrealizzabili. Anche Tom spezza il legame con la sua gabbia domestica, rende reali le avventure viste al cinematografo, abbandona tutto e fugge lontano come fece suo padre.

L’intero spettacolo è intriso di emozioni potenti coperte dalla quotidianità della mura familiari, di cui gli attori, con la loro esemplare interpretazione, trasmettono ogni sfumatura. Il messaggio finale è insieme triste ma colmo di speranza: vivere senza agire, porta alla distruzione della vitalità umana, la soluzione è provare, senza calpestare l’altro, a cambiare le cose. È da sottolineare la magistrale performance dell’attrice calabrese Lina Felice, che ha reso vivo e reale il dramma di una donna svuotata dall’assenza di un marito e determinata a dare luce alla realizzazione dei suoi figli. “Ho iniziato a recitare quando avevo 14 anni” dice l’attrice “il mio vero sogno era interpretare questo ruolo. Ho sempre amato molto Tennessee Williams ed in particolar modo “Lo zoo di vetro”. Sin da bambina leggevo i suoi romanzi e mi perdevo a sognare tra le pagine". L’ attrice, visibilmente emozionata dagli applausi a fine spettacolo, vorrebbe portare in tournée lo spettacolo con la stessa compagnia. Siamo sicuri che con Lo zoo di vetro, gli attori riusciranno ad emozionare il pubblico così come è successo nel teatro di Campo de’ Fiori.

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