Tre ricercatori al Polo Nord, monitorano i livelli di soglia di parametri scientifici. A poca distanza da loro l’Inuit li osserva, per lui loro sono “l’altro”

di Antonella Furci
redazione@lacittametropolitana.it

Roma, venerdì 30 gennaio 2009 –  Al Piccolo Teatro Campo d’Arte debutta oggi il nuovo spettacolo scritto e diretto da Simona Verrusio, Inuit. La rappresentazione teatrale, che andrà in scena fino al 1 febbraio, è ambientata al Polo Nord, in cui in un piccolo centro di ricerche, tre ricercatori si trovano a monitorare i livelli di soglia di parametri scientifici. I tre non sono da soli, a poca di stanza da loro c’è l’Inuit che li osserva e per lui loro identificano “l’altro”. L’ estenuante attesa logora i personaggi, fa emergere in loro paure e incertezze con i quali sono costretti a convivere, lontani da casa e dalla rassicurante routine. Così, quando tutte le notti sentono l’orso urlare, la loro inquietudine aumenta sempre di più e insieme ad essa anche le continue domande sul senso del loro trovarsi in quel luogo. A tali condizioni la possibilità di rientrare al più presto si fa ogni giorno sempre più remota. Fino a quando, finalmente un giorno, il ghiaccio improvvisamente si spacca, cede, si rompe e implode.

Il testo pur partendo da una storia di natura ambientalista, si trasforma in realtà in una metafora in cui è forte la volontà di esplorare il senso dei rapporti umani, soprattutto quelli di potere, e capire anche il senso dell’autodistruttività che spesso, partendo da una singola persona , arriva a coinvolgere una intera umanità. Inoltre, grazie all’essenzialità, che il paesaggio glaciale offre, è più facile per l’autrice evidenziare quegli interrogativi che pone ai suoi protagonisti e anche al pubblico. Lo spettacolo, che parte da dettagli reali, si sviluppa utilizzando un linguaggio che vede alternarsi proliferazione discorsiva a frammenti di poesia ed algida laconicità. Tutto questo durante le sonorità dei canti Inuit e dei rumori della natura, i quali spingono ad acuire, sempre di più, quel senso di solitudine e rarefazione che i tre ricercatori sono stati costretti dalle circostanze a provare.

Simona Verrusio ha vinto diversi premi letterari e svariati altri premi nazionali e internazionali. Si occupa di poesie, teatro e anche sceneggiature. E’ stata coproduttrice del corto Asino chi legge di Pietro Reggiani, finalista del David Donatello e vincitore del Nastro d’Argento 1998. Nel 2002, ha vinto con il corto Il frigo, prodotto da Enzimi, premi per la migliore sceneggiatura. Per quanto riguarda i suoi scritti, ha ricevuto il Premio Letterario Clemente Mosca con il racconto Autoritratto. Nel dicembre del 2007 il suo testo teatrale Follitudine è stato messo in scena con successo al Teatro Furio Camillo.

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