Ricevuto il via libera del Comitato etico, nel 2009 verranno avviati i primi test su ex-cocainomani

di Francesca Diluiso
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Roma, venerdì 5 dicembre 2009 – Verrà testato nei laboratori italiani a partire dal 2009 il vaccino anti-cocaina messo a punto in Gran Bretagna e in via di sperimentazione anche in Spagna. È quanto ha reso noto Giovanni Serpelloni, capo dipartimento politiche antidroga della presidenza del Consiglio dei ministri, nel corso del convegno organizzato a Roma dalla Fict (Federazione italiana comunità terapeutiche) il 28 novembre scorso. Il vaccino, noto con il nome tecnico di Ta-Cd, mira ad inibire gli effetti causati dall’assunzione di cocaina attraverso una reazione del sistema immunitario. La molecola della cocaina, interagendo con un’altra maxi-molecola di una proteina, porterebbe, infatti, l’organismo a produrre anticorpi.
«Il termine vaccino richiama concettualmente il funzionamento di altri prodotti immunizzanti che hanno debellato la diffusione di gravi patologie come il vaiolo e la poliomielite – spiega il professor Riccardo C. Gatti, direttore del Dipartimento delle dipendenze della Asl di Milano -. In questo caso, tuttavia, non dobbiamo aspettarci analoghi risultati. La vaccinazione genera anticorpi che sono in grado di neutralizzare la cocaina prima che possa dare effetti sull’organismo ma non è in grado di diminuire il desiderio della sostanza e, ovviamente, di interagire con l’assunzione di altri tipi di psicostimolanti. Gli effetti della vaccinazione, inoltre, non sono permanenti. La vaccinazione potrà, dunque, essere uno degli strumenti eventualmente utilizzabili per la terapia di soggetti cocainomani ma probabilmente non sarà mai, di per sé, la cura risolutiva della dipendenza. Bisogna anche ricordare – aggiunge il professor Gatti – che, per ora, l’utilizzo del vaccino è ancora considerato sperimentale e questa fase serve proprio a valutarne l’efficacia e gli effetti».

I numeri del fenomeno
Secondo uno studio condotto dall’osservatorio epidemiologico dipendenze patologiche della Ausl di Bologna, si è potuto assistere negli ultimi anni ad una crescita dei consumatori abituali e occasionali di cocaina in Italia. Questo è legato ad una molteplicità di fattori: curiosità, ricerca di sensazioni, emulazione, disponibilità economica, facilità di reperire la sostanza, evasione, aumento delle prestazioni sul lavoro. Si è notato che le femmine cominciano prima dei maschi e che di solito si arriva alla cocaina passando in media per altre 5/6 sostanze. Il prezzo varia da regione a regione, andando dai 64 euro del Lazio ai circa 80 euro dell’Emilia Romagna e dell’Abruzzo. Dallo studio emerge che, su una media di 87 episodi d’uso nell’ultimo anno di consumo, la spesa media sia stata di 1.450 euro mensili, all’incirca il 33% del reddito disponibile. Risulta tuttavia che il 75% di chi ha un reddito basso e una forte percezione e paura dei rischi connessi all’uso della cocaina riesce a smettere ad un anno dal primo uso.
Il panorama attuale e possibile evoluzione nell’uso della sostanza
«La cocaina è stata la sostanza trainante della “new economy” della droga – così il professor Gatti spiega l’accresciuta diffusione di questo stupefacente ai giorni nostri – in un mercato organizzato come una grande distribuzione che non si rivolgeva più solo a devianti ed emarginati o ad alcuni ambiti ristretti e particolari ma anche alla popolazione generale. Il prodotto è stato presentato come un bene di consumo che poteva far parte di stili di vita dinamici ed evoluti aumentando le prestazioni relazionali, sessuali e lavorative: una sorta di doping della vita quotidiana. In questo senso, anche grazie alla sua presentazione in confezionamenti low-cost (1/4 – 1/5 di grammo) la cocaina ha avuto e sta avendo una buona diffusione. Poco per volta, tuttavia, il suo fascino si sta riducendo. L’effetto è inizialmente piacevole ma, come per tutte le droghe, si tratta essenzialmente di un inganno: le relazioni interpersonali, la sessualità e la capacità lavorativa presto ne risentono in maniera negativa. La salute fisica e mentale sono in pericolo. Più la cocaina si diffonde più i suoi effetti negativi si rendono evidenti a tutti. La crisi economica in corso, inoltre, potrebbe cambiare molte cose – conclude il professor Gatti – mettendo in discussione definitivamente determinati stili di vita ed i consumi che ne conseguono, compresi quelli della cocaina».

Di Massimo Marciano

Fondatore e direttore di La Città Metropolitana. Giornalista professionista, youtuber, presidente e docente dell'Università Popolare dei Castelli Romani (Ente accreditato per la formazione professionale continua dei giornalisti), eletto più volte negli anni per rappresentare i colleghi in sindacato, Ordine e Istituto di previdenza dei giornalisti. Romano di nascita (nel 1963), ciociaro di origine, residente da sempre nei Castelli Romani, appassionato viaggiatore per città, borghi, colline, laghi, monti e mari d'Italia, attento osservatore del mondo (e, quando tempo e soldi lo permettono, anche turista). La passione per la scrittura è nata con i temi in classe al liceo e non riesce a distrarmi da questo mondo neanche una donna, tranne mia figlia.

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