Intitolata alla bandiera dell’Inter e della Nazionale, avrà sede presso l’Istituto dei tumori di Milano

di Massimo Silvi
msilvi@lacittametropolitana.it

Milano, lunedì 1 dicembre 2008 – La promozione e l’incremento della ricerca nell’ambito della prevenzione, la diagnosi e la cura di tutte le patologie di interesse oncologico, una specifica attenzione alle esigenze dei pazienti. Questa la mission della Fondazione Giacinto Facchetti per lo studio e la cura dei tumori, intitolata al leggendario calciatore bandiera dell’Inter e della Nazionale scomparso nel 2006 a causa di un tumore al pancreas. Presentata a Milano nelle scorse settimane ha sede presso l’Istituto dei tumori, oltre all’attività di ricerca, affronterà anche i nuovi bisogni del paziente, dal reinserimento nell’ambiente lavorativo alla tutela della vita privata e sociale, ai risvolti economici dei bisogni di cura. La Fondazione opererà attraverso l’ausilio di altre fondazioni, enti di ricerca, istituti, università e gruppi di lavoro che svolgono attività correlate o similari. «Vorremmo che la Fondazione si ispirasse allo stile di vita di Giacinto Facchetti, un esempio come calciatore e come uomo – sottolinea il professor Emilio Bajetta dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, presidente della Fondazione -. I valori e i principi etici che lo hanno contraddistinto, nel lavoro e nella vita, sono gli stessi che oggi guidano la Fondazione nelle attività di ricerca, di studio e di sostegno degli ammalati».

Soddisfazione nelle parole di Massimo Moratti
«Credo che questa sia un’idea meravigliosa, perché risponde al carattere di Giacinto, che era molto generoso ma al tempo stesso professionale, attento e preciso – ha voluto ribadire il numero uno dell’Inter e presidente onorario della Fondazione -. Con l’aiuto e l’attenzione di tutti possiamo fare in modo che i numeri spaventosi legati alle patologie oncologiche diminuiscano». Numeri che fanno davvero riflettere: nel 2010 saranno, infatti, due milioni in Italia le persone affette da patologie oncologiche e 255 mila i nuovi casi. L’unica arma a disposizione è proprio la ricerca clinico-scientifica».

Gianfelice Facchetti: “Ridare centralità al paziente”
«In questi due anni passati dalla morte di mio padre sono state organizzate molte iniziative – ha raccontato il figlio di Giacinto Facchetti, Gianfelice, co-fondatore e sostenitore della Fondazione -. Alcune, però, sono basate principalmente su un ricordo del passato, in altre, come questa, il ricordo viene rilanciato nel presente e soprattutto nel futuro. Ben venga un piccolo gesto come questo, l’accostamento del nome di uno sportivo come mio padre a quello di un’istituzione tanto importante – ha concluso – se serve a ridare al paziente la sua centralità».

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