Arrivano a Villa Doria Pamphilj gli strepitosi danzatori di Aterballetto, la prima tra le nostre compagnie, molto conosciuta e apprezzata all’estero, con due inedite performances sul mondo ebraico

di Antonella Furci
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Roma 20 luglio 2009 –  E ‘ in corso nella bellissima cornice di Villa Doria Pamphilj, la XIX edizione di "Invito alla Danza" che quest’anno ha proposto un cartellone con grandi stelle della danza, coreografie di attualità per gli argomenti trattati e spettacoli in esclusiva con compagnie presenti per la prima volta a Roma. La novità di quest’anno è il progetto “GENTES”, un invito alla conoscenza e all’approfondimento “dell’altro” che assembla compagnie molto diverse fra loro per storia, obiettivi, uso di tecniche e linguaggi artistici, accomunate tuttavia da una medesima linea ideologica: l’incontro con la più diversa umanità per scoprire, a prescindere da ogni peculiarità geografica, religiosa ed etnica, l’universalità dell’essere umano. Tra le compagnie che hanno già presentato la loro performance già a partire dal 1 luglio, come l’austriaca Salzburg Ballet e le italiane Artemis Danza e Flusso Dance Project, ci sarà, giovedì 23 luglio, la compagnia Aterballetto, che presenterà  un omaggio a Israele con il suo lavoro “Orizzonte Terra”. L’opera comprende due performances che evidenziano due modi differenti di accostarsi al mondo ebraico. La prima è Terra di Mauro Bigonzetti su musiche di Bruno Moretti e la seconda Minus 7 dell’ israeliano Ohad Naharin, coreografo fra i più apprezzati e direttore artistico della mitica Batsheva Dance Company.

Terra focalizza uno degli aspetti della storia del popolo ebraico, che si intreccia con storie e culture di altre genti. Costituisce il distacco dalle proprie radici ed il continuo migrare in cerca di un nuovo approdo ma allo stesso tempo il costante bisogno di tornare alla terra promessa. Angoscia e solitudine, speranza e attesa di un futuro migliore contribuiscono a delineare l’immagine che abbiamo di questo popolo, immagine che diventa quasi metafora dell’esistenza stessa dell’uomo. Movimenti leggeri e morbidi suscitano un notevole impatto visivo ed emotivo riuscendo a dare leggerezza a un tema alquanto difficile, lasciando così spazio alla poesia della danza. Di tutt’altro genere è Minus 7 in cui Ohad Naharin crea un lavoro nuovo dalla ricostruzione di pezzi e sezioni di lavori già esistenti e qui rielaborati. Tante brevi storie di una varia umanità, trattate con uno stile ironico e leggero che evidenziano un inconsueto aspetto gioioso del popolo ebraico, quando abitualmente vengono narrate solo le sue molteplici tragedie. Una pièce nella quale energia, humour, tenerezza, forza si intrecciano abilmente e dove viene raccontato il piacere di stare insieme, sia questo riferito all’amore di una coppia o a momenti di collettività rituale. Un finale tutto a sorpresa conclude questa particolarissima performance.
 

Di a.furci

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