Per la prima volta in Italia sarà rappresentato al teatro dell’Opera di Roma quello che è stato definito il primo balletto in stile sovietico

di Antonella Furci
redazione @lacittametropolitana.it

Roma, venerdì 5 febbraio 2010 – Dal 12 al 17 febbraio, mese che il teatro dell’Opera di Roma dedica alla danza, andrà in scena in prima assoluta, Il Papavero Rosso. Il balletto, in  tre atti, fu rappresentato per la prima volta il 14 giugno 1927 al Teatro Bolshoi di Mosca. Draghi, fumerie d’oppio, fiori di loto e complotti, danze siamesi e charleston fanno da cornice alla storia d’amore tra una fanciulla cinese Tao-Hoa e il comandante di un mercantile russo al quale la ragazza salverà la vita, sacrificando la propria. Sullo sfondo della storia la rivolta dei portuali locali contro i loro sfruttatori e la solidarietà tra gli scaricatori e l’equipaggio sovietico. L’opera che ha dato vita a un singolare mix di toni rivoluzionari e romantici, riuscì ad orientare il gusto esotico verso gli interessi politici dell’Unione Sovietica, riscuotendo un clamoroso successo tra il popolo e soprattutto accattivando il favore del regime staliniano, che lo considerò pietra miliare del balletto di puro stile sovietico.  Da allora moltissime furono le repliche che andarono in scena soltanto fino al 1962 senza però riuscire mai ad approdare nei teatri occidentali. 

Sarà forse  per questo motivo che del balletto originale, creato su libretto di Michail Kurilko e di Vasili Tikhomirov, si sono perdute quasi interamente le tracce. Della versione che vedremo  il 12 febbraio all’Opera, il nuovo allestimento vede la firma del giovane coreografo Nikolay Androsov, specialista di danze popolari russe, che lo ha ideato prendendo spunto dalle versioni del 1949 e del 1957 di Lev Lashchilin e di Vasili Tikhomirov e Leonid Lavronsky. Nonostante i tanti anni trascorsi e il completo rifacimento del balletto rispetto all’originale, l’opera mantiene ugualmente la concezione musicale e la stessa struttura tipici della tradizione romantica.  Sul podio andra’ il maestro Andrey Anikhanov, mentre l’orchestrazione si avvale della collaborazione di Francesco Sodini. La regia e’ curata da Beppe Menegatti. Le scene e gli sgargianti costumi sono creati da Elena Puliti. Ad interpretare i personaggi principali si alterneranno Oksana Kucheruk e Gaia Straccamore nei panni della protagonista Tao-Hoa, Igor Yebra e Vito Mazzeo invece in quelli del suo amato eroe, Damiano Mongelli e in quelli del sindacalista Ma Lee-Chen, il perfido Li Schan-Fu  sarà interpretato di nuovo da Vito Mazzeo e Manuel Paruccini. Il personaggio di una divinita’ protettrice invece viene ritagliato appositamente per l’intramontabile Carla Fracci che a luglio, dopo dieci anni di direzione del corpo di ballo del teatro  lascia, tra tante polemiche, il suo incarico. 

Di a.furci