La mostra è stata ideata per celebrare il IV centenario dalla morte del grande artista lombardo. Fino al 13 giugno 2010 sarà possibile vedere alle Scuderie del Quirinale i suoi quadri provenienti dai più importanti musei di tutto il mondo

di Antonella Furci
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Roma, lunedì 22 febbraio 2010 –  E’ stata un’apertura da record quella che ha visto affluire dalle 10 alle 19 di sabato 20 febbraio, ben 4. 524 visitatori alle Scuderie del Quirinale, accorse per ammirare le opere del grande Michelangelo Merisi, alias Caravaggio. Così anche Roma, nell’anno dedicato all’artista, celebra con questa mostra intitolata appunto “Caravaggio”, i 400 anni dalla morte del genio lombardo, avvenuta nell’estate del 1610. Sarà possibile, quindi, fino al 13 giugno, vedere 30 delle 40 opere dipinte dell’artista, opere che ci fanno ammirare un Caravaggio puro, essenziale e vero.  Anche se inizialmente l’impresa poteva sembrare difficile, ugualmente è stato possibile offrire  al pubblico la produzione certa, la “summa” indiscutibile di Caravaggio. Ed è stato proprio questo l’obiettivo principale delle Scuderie del Quirinale che presentano, secondo un’ottica radicalmente innovativa e aggiornata, una carrellata di quadri straordinari composta da 24 capolavori assoluti, storicamente accreditati come autografi dell’artista.

Allestita sotto l’Alto Patronato della Presidenza della Repubblica in collaborazione con il Ministero per i Beni e le Attivita’ Culturali, la mostra contiene pezzi che arrivano dai principali musei italiani e mondiali. In questo modo, il progetto espositivo intende richiamare l’attenzione del pubblico e della critica sul celeberrimo  “genio lombardo” e lo fa presentando opere tra le più rappresentative dell’artista, come  “Davide con la testa di Golia” e il  “Fanciullo con canestro di frutta” provenienti dalla Galleria Borghese di Roma, il “Bacco” dagli Uffizi di Firenze, “I musici” dal Metropolitan di New York e  “La Cena di Emmaus” dalla National Gallery di Londra. E ancora il “San Giovanni Battista” che è giunto dal Kansans City the Nelson-Atkins Museum of Art, “L’ Amor vincit omnia sorride” dalla Gemäldegalerie di Berlino, “Il suonatore di liuto” dall’Ermitage e infine  la “Canestra di frutta” dalla Pinacoteca Ambrosiana di Milano che esce per la prima volta dalla sua sede. Opere che costituiscono, nella loro presentazione contestuale, una sorta di omaggio all’unicità del Caravaggio.

Il ricorso alle fonti letterarie e ad un’immensa mole di materiale documentario hanno permesso, inoltre, una severa indagine critica dei dipinti, la loro esatta collocazione cronologica, la provenienza e sistemazione originaria, così come quella successiva attraverso l’individuazione dei diversi passaggi di proprietà. La scelta di privilegiare l’autografia sicura dei dipinti ha indotto anche a escludere la produzione variamente riferita alla sua “bottega”, così come sono state poste a margine,  le “ulteriori versioni” e le questioni su cui la critica si è più volte confrontata, con pareri non sempre concordi. Ne scaturisce quindi un percorso coerente e circostanziato che getta una nuova luce sui diversi momenti del sofferto percorso evolutivo del linguaggio del Merisi, esaltando l’eccezionalità e l’unicità della sua opera. La mostra, infatti, si pone così come un nuovo e appassionato momento di riflessione critica, un ulteriore tentativo di penetrare l’essenza dell’arte del pittore “terribilmente naturale” per via della sua ostinata osservazione della realtà, eseguita con grandezza e poesia.

Di a.furci

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