Il "piacere dell’onestà" di Pirandello in scena fino al 25 gennaio al Teatro La Pergola vede uno straordinario protagonista appassionare il pubblico

di Lilly Amato
lamato@lacittametropolitana.it

Firenze, sabato 24 gennaio 2009 – Sul palcoscenico del Teatro La Pergola continuano a fluire incantevoli le magnifiche opere di Luigi Pirandello. Il terzo appuntamento, dopo "Così è (se vi pare)" e "Il gioco delle parti", fino a domenica 25 gennaio è con Leo Gullotta e Fabio Grossi, protagonista e regista. Ancora insieme dopo "L’uomo, la bestia e la virtù", che nei tre anni di tournée ha registrato ben 95.000 presenze in tutta Italia, e la candidatura di Gullotta come miglior attore protagonista ai Premi Olimpici del Teatro 2008, "Il piacere dell’onestà", che ha inaugurato la stagione del Teatro Eliseo di Roma il 14 ottobre 2008, riconferma lo stesso gruppo: oltre al regista, lo scenografo e costumista Luigi Perego, Germano Mazzocchetti per le musiche, Valerio Tiberi per le luci.

Accanto a Leo Gullotta nel ruolo di Angelo Baldovino, Martino Duane interpreta Fabio Colli, Marta Richeldi è Agata. La produzione è del Teatro Eliseo. Portato per la prima volta alle luci della ribalta nel 1917 dall’attore Ruggero Ruggeri a Torino, "Il piacere dell’onestà", ispirato alla novella "Tirocinio" del 1905, abbraccia i temi tipici del genio pirandelliano: l’essere e l’apparire, la maschera imposta dalla società e ciò che si è nel profondo di sé. Leo Gullotta, forse perché originario della stessa terra che, inevitabilmente, fa compenetrare nella realtà dipinta con raffinata sottigliezza da Pirandello, interpreta magistralmente Angelo Baldovino, nobile fallito e di dubbia moralità, che accetta solo per quel ‘piacere dell’onestà’ un matrimonio di facciata con Agata, ragazza di buona famiglia, ma incinta di un uomo sposato, il "rispettabile" marchese Fabio Colli. Ma, Angelo per la prima volta sente il peso della responsabilità e si batterà per la vera onestà e per il riscatto della sua vita con un ideale da seguire: aiutare la ragazza lasciata da sola, dando il suo nome al nascituro. Così questo marito pro forma riuscirà ad imporre la sua intelligenza sul perbenismo borghese e sulla sua meschinità. Sarà allora che Agata verrà conquistata dalla trasparenza del suo comportamento, arrivando ad innamorarsi di lui. Quello che era nato come inganno sociale si trasforma, per una volta, in un’unione vera: la maschera viene sconfitta e trionfa l’essere.

Dice il regista Fabio Grossi: "Onestà, parola di grande effetto per il periodo in cui Pirandello concepì la sua opera, parola di lacerante contesto in questa nostra travagliata epoca. Il nostro protagonista, nell’indossare il costume dell’onesto, adotta il colore del diverso in una fauna di anime mostruose, e la condotta morale del Baldovino diventa da questo momento inattaccabile. Una società che ha paura della diversità, perché essere onesti significa essere diversi, e che fa di tutto per annichilire l’elemento considerato spurio, anche con i mezzi più perversi. Angelo Baldovino riuscirà a mettere a nudo la disonestà di tutti gli altri".

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