Questa sera e domani il Teatro Stabile della Sardegna e Teatro Eliseo presentano al Puccini di Firenze "Aldo Moro, una tragedia italiana", interpretato da Paolo Bonacelli e Lorenzo Amato

di Lilly Amato
lamato@lacittametropolitana.it

Firenze, sabato 21 febbraio 2009 – Va in scena questa sera, sul palco del Teatro Puccini, "Aldo Moro – Una tragedia italiana", di Corrado Augias e Vladimiro Polchi, per la regia di Giorgio Ferrara. Lo spettacolo nasce dalle numerose lettere scritte da Aldo Moro dalla "prigione del popolo" e ripercorre la cronaca del più tragico sequestro politico del nostro secondo dopoguerra: gli scritti, i documenti, le immagini d’archivio, i commenti, i punti di vista, la ricostruzione dei fatti fino al drammatico epilogo. Il comunicato n° 1 delle Brigate Rosse riporta: "Giovedì 16 marzo un nucleo armato delle BR ha catturato e rinchiuso in un carcere del popolo Aldo Moro, presidente della Democrazia Cristiana. La sua scorta armata, composta da cinque agenti dei famigerati Corpi Speciali, è stata completamente annientata. Chi è Aldo Moro è presto detto: dopo il suo degno compare De Gasperi, è stato fino ad oggi il gerarca più autorevole, il teorico e lo stratega indiscusso di quel regime democristiano che da trent’anni opprime il popolo italiano".

Quel 16 marzo 1978, in via Fani a Roma, la Fiat 130 guidata dall’appuntato dei carabinieri Domenico Ricci, con a bordo l’onorevole Moro, viene bloccata da un commando di terroristi e crivellata di colpi. Cinque uomini della scorta rimangono uccisi, il presidente Dc è sequestrato. La vicenda umana e politica del rapimento Moro si consumò in 55 giorni: i più lunghi e oscuri dell’Italia del dopoguerra. Non sono stati sufficienti cinque processi e due commissioni parlamentari d’inchiesta a far chiarezza. Si sono confrontate due concezioni opposte su tale vicenda: i sostenitori della vita umana, bene assoluto, e i difensori della Repubblica, ovvero chi temeva che, cedendo ai terroristi, si aprisse una spirale di ricatti che facesse soccombere la concezione di Stato. Ciascuna parte potè reclamare una forte motivazione di natura etica, mentre, di mezzo, c’era un uomo. Anche allora, come oggi, un’Italia confusa, un’Italia combattuta. Anche questo ha reso la vicenda una tragedia, nel senso greco del termine, un conflitto, uno scontro senza alcuna via d’uscita che non fosse quella del fato.

Dinanzi al conflitto "salvare la vita di un uomo o salvare lo Stato", il 9 maggio 1978 Aldo Moro fu assassinato. Giorni che l’Italia non ha mai dimenticato e mai dimenticherà. Lo spettacolo fa rivivere l’uomo politico e l’uomo, il suo sequestro, la prigionia, la morte, secondo la ricostruzione dalle lettere del presidente ad amici, al Papa, ai familiari. Lettere di speranza, di disperazione, di memorie private, di accuse di errori e omissioni, e di ringraziamenti. Il tutto sarà scandito dalle emozionanti immagini, tratte da telegiornali dell’epoca e dai film di Bellocchio, Ferrara e Martinelli. Le sagge parole di Aldo Moro, sempre attuali, illuminerebbero ancora gli uomini di potere nell’esercizio delle loro funzioni: "Non basta parlare per avere la coscienza a posto: noi abbiamo un limite, noi siamo dei politici e la cosa più appropriata e garantita che noi possiamo fare è di lasciare libero corso alla giustizia".

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