Al piccolo teatro Campo D’arte è andato in scena dal 10 al 14 marzo “Sotto un ponte lungo un fiume”, spettacolo teatrale di Luigi Lunari, diretto da Gianni Licata, con Luisella Mattei, Andrea Zanacchi e Luca Milesi

di Marina Mignano
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Roma, domenica 21 marzo 2010 – Uno spettacolo dal testo impegnativo, riflessivo. Maledetti i  soldi, il progresso fa regredire e andiamo avanti, avanti senza essere in grado di vedere un orizzonte. Non esiste limite. Non ci possiamo fermare e dobbiamo necessariamente produrre cose su cose, materiali che non avremo mai il tempo di consumare, perché troppo impegnati ad arrovellarci il cervello per creare nuovi marchingegni che possano aiutarci a vivere meglio. Vivere di cose, per le cose. Ma il resto viene eliminato dalla nostra esistenza. Parliamo dei rapporti umani ,primari, con figli e partner e di rapporti secondari, quelli con la gente che semplicemente incontriamo per strada. Avere è diventato l’imperativo del nostro tempo. Basta con “l’essere”. Basta gioire delle piccole cose. Il lavoro, la fama, il successo e poi quei maledetti soldi che ci comandano. Le banche, i banchieri, i faccendieri, i politici. Tutto vive in funzione del denaro.

Questo è uno dei punti chiave dello spettacolo, raccontato da  Gianni, interpretato da un intenso Andrea Zanacchi, che sveste i panni del dirigente dell’azienda di famiglia, si spoglia dei suoi beni materiali e sceglie la vita della strada. Vive in una discarica pieni di rifiuti ed acqua inquinata (provocato dalle scorie rilasciate dalla fabbrica nella quale lavorava). A lui basta. Si sofferma sull’essenziale. È vivo e gode dei raggi del sole, della sua libertà piena. Gianni non è invidioso del fratello Carlo, che invece ha deciso di seguire le orme del padre e si sacrifica per non mandare in malora ciò che  lui aveva costruito con tanta fatica. Carlo, portato in scena da un convincente Luca Milesi, non capisce Gianni ed il suo stile di vita. Odia che lui abbia trascinato con sé la loro madre, barbona come lui e contenta di stare vicino al figlio che ha, secondo lei, più bisogno di sostegno. Si susseguono continui battibecchi tra i due: entrambi cercano di convincere l’altro che la via intrapresa non è quella giusta e che bisogna cambiare in tempo prima di cadere nel baratro. Chi ha ragione? Nessuno ed entrambi. Non si cerca di dare una lezioni di morale, ma sicuramente spinge a muovere riflessioni su come ci comportiamo e come lo facciamo manovrati dai nostri interessi, che continuano a crescere a dismisura. Non ci piace mai niente, vogliamo sempre di più, finchè ci accorgiamo che quello che possediamo non ha valore o meglio, ha solo valore nominale.

In mezzo alle discussioni, chi fa da paciere è la madre dei ragazzi. Lei ama entrambi ed ad un certo punto, dichiarerà che non sono figli dello stesso padre. Questo porterà ad uno scontro armato tra i due, che provocherà la morte del giovane Gianni. Forte e decisa la madre sceglie di assumersi le colpe del figlio omicida e si costituisce. Nel frattempo, Carlo si toglie la vita. È qui che si capisce che il ruolo della donna, interpretata dalla brava Luisella Mattei, è fondamentale per i figli e per il marito. Lei,ombra per anni dell’uomo che amava, lo aiutava a costruirsi il suo impero, lo incoraggiava ed intanto trascurava i suoi bambini e si allontanava da loro per occuparsi della fabbrica, quando suo marito era in giro per il mondo. Lei che prendeva le decisioni, ma non figurava mai come protagonista , che riusciva a far funzionare tutto, ma non ne prendeva mai i meriti. Adesso basta. Bisogna vivere la propria vita e non quella che qualcuno ha scelto per noi.

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