Il regolamento comunale per bar e ristoranti lucchesi non ammette attività riconducibili a stranieri immigrati

di Lilly Amato
lamato@lacittametropolitana.it

Lucca, martedì 27 gennaio 2009 – Sarebbe la difesa della "tipicità architettonica, strutturale, culturale, storica e di arredo" la motivazione dell’ultimo regolamento del comune di Lucca, che chiude le porte ai locali etnici. Spariranno così piatti ormai entrati nella gastronomia della nostra penisola, come il kebab, dell’area mediorientale, a base di carne di agnello marinata e arrostita allo spiedo. A farne le spese saranno anche le cucine messicana, francese, indiana. Non solo: nel capoluogo toscano, si mangerà per lo più "lucchese". E’ infatti lo stesso regolamento a prevedere che nei menù dovrà esservi almeno un piatto tipico, preparato scrupolosamente con prodotti riconosciuti altrettanto tipici. L’onda dell”apartheid gastronomico’ investe anche l’arredamento che deve essere "confacente al centro storico": i ristoranti devono avere sedie in legno, arredi eleganti e signorili fin nei minimi particolari; il personale deve avere un’elegante uniforme, adatta all’ambiente e dovrà conoscere la lingua inglese.

I titolari dei locali dovranno sorvegliare che i clienti, i più giovani, non consumino per strada "causando raduni che ostacolino il normale scorrimento veicolare e/o pedonale, impediscano il riposo dei cittadini nelle ore notturne, diano origine a risse e incidenti o ostruiscano il normale accesso alle abitazioni". Saranno sempre i titolari ad aver cura che gli stessi non si siedano vicino a monumenti o in luoghi destinati al culto o di interesse storico e artistico. Naturalmente, i destinatari, soprattutto i ragazzi autoctoni, sono contrari e le loro contestazioni non hanno tardato a farsi già sentire.

Mentre il Comune di Lucca, tra gli altri, celebra la Giornata della Memoria, vien da pensare alle innumerevoli, tragiche vicende che hanno bombardato l’Italia negli ultimi tempi: dagli omicidi dovuti alla guida in stato d’ebbrezza, agli stupri, ai sequestri di persona con violenza sessuale fino alla morte, alle rapine in casa finite sempre in assassinio, ai meno gravi scippi. E si pensa soltanto a quelli compiuti da stranieri, si pensa forse a questo facendo loro chiudere bottega e lasciando spazio esclusivamente ai ristoranti più chic. Si pensa un po’ meno a casi come quello, recente, della ragazza di 14 anni, stuprata proprio a Lucca, da un branco di 23 adolescenti, concittadini, per un anno intero. Dopo le migliori iniziative a favore dell’integrazione razziale e le onorevolissime giornate per non dimenticare un popolo fin troppo abbandonato da questa parte dell’Occidente, si pensa forse di tornare indietro e rinunciare ai progressi della società, usando mezzi che non si propongono di richiamare la legalità di un ordinamento giuridico (italiano o straniero che sia), ma l’eleganza e la tipicità architettonica di una città.

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